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LETTERA APERTA AI RAGAZZI/E DELLA 3^ G

15/3/2012

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Cari ragazze/i,
in questi sei mesi di scuola trascorsi insieme abbiamo compiuto due terzi del percorso che vi separa dalla conclusione della scuola media e che segnerà anche la fine del nostro breve rapporto.
Sei mesi sono forse molti per una relazione strettamente formale tra alunni/e ed insegnanti ma, vi assicuro, sono pochi per chi, come me, vorrebbe conoscervi meglio e stabilire con voi un legame un po’ più solido e significativo.
Purtroppo vi ho conosciuti/e solo in terza e, d’altra parte, in questo periodo ho comunque avuto modo di apprezzare le vostre indubbie qualità – personali e scolastiche – ma anche di sperimentare, in certi casi, alcuni aspetti del vostro carattere ed alcune dinamiche del gruppo-classe che mi sono apparse meno
positive e, lo ammetto, piuttosto sconcertanti.
Ho apprezzato, ad esempio, la vostra vivacità intellettuale, i vostri molteplici interessi, la capacità di rapportarvi abbastanza positivamente col mio nuovo metodo d’insegnamento, la curiosità di alcuni e la partecipazione di buona parte del gruppo. Devo dire, d’altra parte, che mi hanno lasciato molto perplesso altri atteggiamenti che non mi aspettavo di trovare in una classe come la vostra.
Distrazione, passività, scarsa diligenza nell’eseguire le consegne, superficialità e, soprattutto, un senso di responsabilità non sempre accettabile – anche se ovviamente non riguardano tutti/e – hanno rappresentato comunque un elemento abbastanza costante della vostra interazione con noi docenti. 
Ovviamente siamo consapevoli sia del delicato periodo che state attraversando, sia dello stress che vi deriva dai molti (forse troppi...) impegni extra-scolastici che vi riempiono le giornate, lasciando uno spazio sempre più ridotto allo studio e all’approfondimento personale.
Sta di fatto che molte delle ore di lezione, ammettetelo, scorrono spesso sopra di voi senza lasciare tracce profonde ed affastellando nozioni che restano puramente ‘scolastiche’, e quindi destinate ad essere cancellate da quelle successive, senza riuscire ad organizzarle in un percorso davvero unitario ed
interdisciplinare.
Personalmente, come vi ho ripetuto più volte, m’interessa soprattutto che dalla scuola media ciascuno/a di voi esca con tre competenze effettive: 1. un metodo di studio efficace e personale, 2. alcune idee chiare e ben connesse sull’uomo, il suo linguaggio ed il suo ambiente di vita, da verificare ed ampliare negli studi superiori; 3. una valida capacità di relazionarsi agli altri – siano essi compagni/e o insegnanti – he dimostri autonomia personale ma anche senso di responsabilità e spirito di gruppo.
In questi ultimi tempi, come ben sapete, il vostro rapporto fiduciario con i docenti si è incrinato e questo è stato occasione d’insoddisfazione da parte nostra e di amarezza da parte vostra.
Io sono sicuro, però, che questo momento di riflessione...quaresimale faccia bene a tutti/e e che possa aiutarci ad aprire tra noi un dialogo più franco e, tra voi, un rapporto più autenticamente amichevole e
solidale.
Ecco perché resto a vostra disposizione – sia in momenti di gruppo sia in incontri personali con chi lo chieda – per chiarire ancor più in che modo fare di questi ultimi mesi di scuola un’occasione per stare meglio insieme e per trarre maggiore e miglior frutto da questo nostro rapporto educativom ma anche umano.
Vi abbraccio tutti/e con affetto e attendo, come primo segnale, qualche risposta da voi a questa mia lettera aperta, da pubblicare se volete come ‘commento’ al blog oppure da spedire, in modo più riservato, al mio indirizzo mail.
Il prof

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I FANTAPROFESSORI - THE FAIRLY ODDTEACHERS

30/12/2011

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Avere dei ragazzini in casa, alla mia non tenera età, comporta anche doversi spesso sorbire delle trasmissioni televisive piuttosto particolari, come la serie di cartoni animati “Due Fantagenitori”.Le avventure degli stravaganti “Faily Odd Parents” del decenne Timmy Turner, infatti, rallegrano da parecchio tempo i nostri pranzi familiari, per cui sono ormai diventato quasi un esperto del “Fantamondo” e dei suoi incredibili abitanti. La loro interferenza con le vicende umane, peraltro, talvolta mi ricorda un po’ le leggende greche sulle divinità dell’Olimpo, ora protettrici ora minacciose verso i poveri mortali.
Un insegnante, d’altra parte, non può essere completamente ignaro del colorato e scoppiettante mondo dei “cartoons” ma, secondo me, conoscere i moderni miti televisivi dei ragazzi è un modo per esserne meno distanti e per capirne meglio i gusti e lo stesso linguaggio. Chi si occupa di letteratura, poi, ritengo che non dovrebbe ignorare quella cosiddetta “popolare”, di cui le moderne fiabe animate – con i loro stereotipi e la loro sottintesa filosofia – fanno sicuramente parte. Non va trascurato neppure, infine, il valore sociologico di storie che, per quanto strampalate e fantasiose, non fanno altro che rispecchiare l’assai poco fantastica realtà di oggi.
In un mondo in cui i veri genitori, quelli normali, stanno a poco a poco scomparendo – sostituiti maldestramente da videogiochi e babysitters- non c’è niente di strano se l’immaginario collettivo abbia
evocato proprio dei fantagenitori. Essi infatti, con la loro magica presenza, intervengono per supplire la preoccupante assenza – fisica o psicologica – di troppi padri e madri in carne ed ossa.
L’affascinante idea di poter magicamente rimpiazzare la realtà della propria famiglia – troppo spesso desolante o comunque poco attraente – con una coppia di fantastici esponenti di un mondo incantato non si spiega, però, solo con l’ovvia ed universale ricerca di una realtà più piacevole, rosea e fatata. Mi sembra che rispecchi anche l’ansiosa aspettativa di un rapporto meno conflittuale con la vita quotidiana di un ragazzino come Timmy, caratterizzata da genitori strambi e molto distratti, da prepotenti bulli come Francis, da perfide bambinaie come Vicky ed anche da insegnanti schizzati come Denzel Crocker, ma anche da compagni poveri o comunque ‘strani’ come Chester, Elmer o Sanjay. Un vissuto che ospita pure presenze piacevoli o desiderate, come la vezzosa Trixie, una ragazzina vanitosa e ricca che, però, tratta con disprezzo lui e i suoi amici.
Uno degli elementi caratteristici delle avventure di Timmy Turner, su cui è il caso di soffermarsi, è l’insospettabile presenza di “nemici” che lo circondano, rendendogli difficile la vita e facendo diventare
indispensabile il continuo intervento magico dei suoi due Fantagenitori. Timmy è letteralmente perseguitato da personaggi minacciosi o invadenti (Francis, Vicky, Dark Laser, Remy Buxaplenty, perfino la piccola Tootie) e questo dovrebbe forse farci riflettere sul fatto che l'esistenza di un bambino/a è spesso meno pacifica e serena di quanto solitamente si pensa. Una seconda considerazione è che l’aggressività dei ‘cattivi’ di questo cartone animato – in inglese i “villains” – ha quasi sempre origine nelle loro frustrazioni infantili (come nel caso del maniaco e feroce prof. Crocker o di Francis il bullo, col padre il carcere ed inutilmente innamorato di Britney oppure del ricchissimo ma sempre solo Remy Buxaplenty).
D’altra parte gli stessi Fantagenitori che subentrano al fianco di Timmy come fatati supplenti di quelli veri, ne rispecchiano un po’ le caratteristiche. Cosmo, svagato, tontolone, bugiardo e maldestro, assomiglia a Papà Turner. Wanda, intelligente attiva e  perspicace, sembra invece l’alter ego di Mamma Turner, dotata d’insospettabili risorse ma spesso troppo presa dai suoi impegni lavorativi.  La verità è che perfino il Fantamondo – proprio come l’Olimpo degli antichi Greci – non sembra immune da conflitti e problemi, si tratti dell’atteggiamento da boss e della rudezza militare del muscoloso Jorgen Van Strangle oppure dell’arroganza mafiosa del papà di Wanda, Big Daddy, un Fantapadrino molto irritabile e sgarbato, che si occupa di sospetti ed abusivi smaltimenti di spazzatura magica…
E’ interessante notare, a questo punto, che gran parte di queste tele-avventure  – come succede in altri più titolati e raffinati cartoni animati tipo “The Simpsons” – hanno come ambientazione il colorato, ma sempre conflittuale, mondo della scuola. Timmy frequenta la strana “elementary school” di Dimmsdale  (una città che ha per mascotte la capra Chompy ed un sindaco a vita), la cui preside è la sig.ra Waxelplax e la cui platea scolastica risulta molto variegata. Essa comprende infatti sia alunni modello come il geniale A.J. e ragazzini ricchi e viziati come Remy Buxaplenty e Trixie Tang, sia parecchi “sfigati”, come il maleodorante Chester Mac Badbat, il foruncoloso Bob Elmer o il pluriripetente Francis. Quest’ottuso e violento dodicenne, in effetti, risulta il punto intermedio fra “vincenti” e “perdenti” –
le categorie in cui gli americani amano dividere la comunità, compresa quella scolastica – dal momento che sfoga le sue frustrazioni facendo il bullo di professione e cerca così, con la sua prepotenza gratuita, di uscire in qualche modo dalla cerchia dei “loosers”.
Tale microcosmo educativo-didattico appare cupamente caratterizzato dal maniacale e severo atteggiamento del prof. Denzel Q. Crocker – perennemente ossessionato dalla presenza dei Fantagenitori di Timmy, che tenta invano di documentare –  ma anche dalla finta dolcezza della prof.ssa Sunshine, che sostituirà l’esaurito collega nel ruolo di supplente-cacciatrice di fate. Le stravaganti lezioni dello schizzato Crocker si concludono spesso con temibili verifiche scritte, a loro volta portatrici per
Timmy e compagni di una pioggia di “F”, la valutazione che in USA indica l’insufficienza totale. Insomma, l’immagine di una scuola dura quanto poco rasserenante e educativa, che si limita a rispecchiare le stridenti contraddizioni della società, contribuendo a perpetuare ed allargare la forbice
che divide i perdenti dai vincenti. I personaggi del Fantamondo, certo, intervengono continuamente per soccorrere Timmy e per esaudire i suoi desideri. Niente, però, riesce a modificare nella sostanza una realtà così poco piacevole e molte delle richieste di Timmy ai suoi Fantagenitori si riveleranno, fatalmente, un’arma a doppio taglio, ragion per cui dovranno essere poi precipitosamente ritrattate.
D’altra parte, gli stessi Cosmo e Wanda non possono accontentare il loro protetto più di quanto glielo conceda il loro inflessibile manuale, il librone delle“D.A. Rules”. Queste ferree regole prevedono infatti una serie di limitazioni alla libera espressione dei desideri. Ad esempio, non si può vincere una gioco o una gara barando, non si possono falsificare i soldi, non si possono uccidere o far ammalare  i propri nemici né si possono resuscitare i morti. Insomma, anche nel Fantamondo non è possibile realizzare tutto quello che si vuole e perfino lì esistono dei limiti ben precisi.  Questo vuol dire che, semmai a qualcuno venisse in mente d’inventarsi dei nuovi personaggi fatati – ad esempio dei Fantaprofessori –
dovrebbe comunque fare i conti con le “D.A. Rules”. Personalmente, mi chiedo in che modo i miei alunni/e potrebbe immaginarmi in queste vesti fantastiche. Certamente mi correbbero più compiacente e meno rigido nel rispettare le regole scolastiche. Forse un po’ più divertente e meno esigente rispetto allo studio. Sta di fatto che nessun Fanta-insegnante potrebbe mai venir meno al suo ruolo di educatore, anche se forse non sarebbe male che la scuola, nel suo insieme, diventasse meno formale e più vicina alla sensibilità ed ai desideri dei suoi alunni/e. Ma per questo occorrerebbe un Fantaministro dell’Educazione, che la smettesse finalmente di stivare le aule di studenti ed evitasse di provocare ai poveri docenti i danni di un progressivo esaurimento nervoso, dovuto ai continui provvedimenti, che rendono tutto instabile provvisorio e loro stessi sempre più precari.
Per quanto mi riguarda, sarei anche disponibile a sottopormi al magico “Poof!” della bacchetta magica di Cosmo e Wanda per diventare il Fantaprofessore che i miei alunni desiderano ma forse, prima,
sarebbe il caso di chiedere a loro quali cambiamenti avrebbero in mente. Non si sa mai….
 © 2011 Ermete Ferraro > http://ermeteferraro.wordpress.com

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Un primo bilancio trimestrale.

4/12/2011

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Probabilmente voi ragazzi/e non lo sapete neppure, ma una volta l'anno scolastico era diviso in tre trimestri e non in due quadrimestri, come succede adesso. Del resto, sia uffici sia aziende utilizzano di solito proprio il trimestre per fare il bilancio della loro attività e perciò anch'io vorrei fare lo stesso col lavoro che ho svolto con voi in questo periodo.
In effetti, insegno nella 2^ e 3^ G da meno di tre mesi, ma credo che sia comunque opportuno cominciare a chiederci che cosa va bene e che cosa, invece, va migliorato. Abbiamo già iniziato in seconda a guardarci in faccia - mediante uno scambio diretto chiamato 'circle time' - ed avrò questo confronto anche con voi di terza nei prossimi giorni. Lo so: è sempre difficile adattarsi ad un modo nuovo di studiare e sono consapevole che vi ci vuole ancora un po' di tempo. Però dobbiamo fare in modo che questo confronto - con voi e con i vostri genitori - porti dei risultati reali e positivi, migliorando la 'sintonia' tra me e voi ragazzi/e.
Uno dei problemi che sono già emersi è quello di una cerca caoticità con cui spesso tendete ad esprimervi durante le lezioni, sovrapponendovi con la voce, non ascoltandovi abbastanza l'uno con l'altro e, talvolta, manifestando una limitata tolleranza per le idee altrui. Sono aspetti che, a poco a poco, bisogna superare, se vogliamo coltivare un vero dialogo e riuscire a cooperare come un vero gruppo.  Un altro problema è quello della partecipazione attiva ad ogni lezione, evitando ogni forma di passività, distrazione o interesse limitato solo ai cosiddetti 'compiti'. L'esuberanza di alcuni, forse, può aver scoraggiato l'intervento di altri e, in ogni caso, resta di solito il timore di dire cose sbagliate o non appropriate. Eppure vi ho detto chiaramente come la penso in proposito. Intervenire nel corso della lezione è sempre un fatto positivo, anche se lo si fa solo per chiedere chiarimenti o esprimere dubbi. L'importante è farlo nel modo e nel momento giusto, mantenendo aperta la comunicazione con l'intera classe e non solo con l'insegnante.
Un altro aspetto sul quale lavorare ancora è l'interesse per alcune discipline, come la geografia, confinata all'ultimo posto dal sondaggio precedente. Proverò ad utilizzare qualche sussidio audiovisivo e a richiedere, se possibile, l'uso della lavagna interattiva (LIM) per rendere più vivace e diretta l'esperienza geografica. Allo stesso tempo, però, mi aspetto che ad una materia così importante dedichiate un po' più di tempo e di attenzione, migliorando soprattutto la vostra conoscenza dei concetti di base e della terminologia specifica.
Un altro punto delicato è il sito web scolastico. Il mio bilancio di questi tre mesi circa è del tutto positivo e i contatti registrati dimostrano un vostro interesse effettivo per gli argomenti trattati e per lo strumento in sé. E' arrivato però il momento di farlo diventare qualcosa di più condiviso, che veda anche voi ragazzi/e protagonisti della scelta degli articoli e, possibilmente, della loro stesura. Ecco perché ho deciso di farmi affiancare da un gruppo redazionale, formato da 3 alunni/e di seconda e altrettanti di terza, in modo da rendere il sito più vostro e meno una mia proposta dall'esterno. 
Ci sarebbbero tante altre cose da dire e su cui riflettere, ma preferisco chiudere qui e lasciare a ciascuno/a di voi lo spazio per esprimersi direttamente e per fare un bilancio personale e collettivo di questo trimestre. Vorrà dire che appenderemo all'albero di Natale quello che voi vi augurate per il prossimo periodo, cercando di realizzarlo insieme e nel modo migliore.   
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Cooperare a scuola, diventando una vera squadra

31/10/2011

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Il mio terzo 'corsivo' di quest'anno vorrei dedicarlo ad un problema affiorato in questi primi mesi di scuola e di cui è già capitato di parlare con voi ragazzi/e e con i vostri genitori. Nell'articolo precedente avevo sottolineato l'importanza dell'interdisciplinarità nello studio, per evitare che esso diventi un'apprendimento meccanico e privo di senso ed utilità concreta.
Ebbene, se mettere insieme i tasselli del 'puzzle' delle varie conoscenze è importante e necessario, mi sembra altrettanto indispensabile che si superi l'individualismo e che si riesca finalmente a fare della scuola una formazione al lavoro di gruppo.
Attenzione: non basta lavorare 'in gruppo', sommando ricerche e contributi personali per sintetizzarli, ad esempio, in un cartellone o in un elaborato collettivo.
Ci vuole molto di più: un vero gioco di squadra, fondato sulla collaborazione effettiva, cioé sulla cooperazione non solo come metodo di lavoro, ma come stile di vita.
Lo so: sono concetti un po' difficili e spesso è la stessa scuola a darvi la spinta a competere piuttosto che a collaborare per uno scopo comune. I vostri stessi genitori, talvolta, puntano più sulla vostra affermazione personale che sulla vostra capacità di operare con i compagni/e come una vera squadra.
Io, insieme con gli altri insegnanti di classe, proveremo ad offrirvi alcune possibilità in più in questo senso. Le aule e gli arredi della scuola, a dire il vero, sembrano fatte apposta per scoraggiare il confronto e la cooperazione, ed anche il numero degli alunni/e per classe non ci aiuta sicuramente. Eppure sono certo che ce la faremo a
costruire dei percorsi di gruppo che vi abituino a discutere insieme, a decidere
collettivamente ed a cooperare per un progetto comune. Lo spirito di squadra non
può essere confinato solo all'ambito sportivo e, anche in questo caso, spesso
bisogna stare attenti che la competizione non rovini tutto...
Per quel che mi riguarda, mi aspetto da voi una maggiore attenzione al confronto in aula, più entusiasmo nel lavoro comune ed una reale solidarietà tra voi ragazzi/e. Essere compagni/e, in questo caso, è più importante che essere amici, perché l'amicizia è naturalmente selettiva ma la collaborazione va cercata con tutti.
Avrei piacere di sentire la vostra opinione su quanto vi ho scritto e, a tal fine, potete usare il modulo dei commenti, che segue questo stesso articolo.
Come i moschettieri d Dumas, allora, proviamo a far nostro il motto: "Tutti per uno! Uno per tutti!".   
(c) Ermete Ferraro -31.10.2011

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Diventare inter-disciplinati...

3/10/2011

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Ora che si ci siamo conosciuti un po', penso che il nostro  "viaggio" - iniziato circa tre settimane fa - stia diventando più chiaro. Mentre  io cerco di memorizzare i vostri volti e nomi, infatti, anche voi mi state  'studiando', cercando di capire ciò che mi aspetto da voi ed il mio metodo  d'insegnamento. Una delle caratteristiche, che certamente non vi è sfuggita, è  la sottolineatura da parte mia dell'importanza di un modo di apprendere che non  si fermi alla singola "materia", ma sappia collegare ciò che si studia in chiave"interdisciplinare".
Parlo, non a caso, di una "chiave", cioé di  qualcosa che ci aiuti ad entrare all'interno delle conoscenze scolastiche, anziché restare fuori della porta del sapere. Credo che sia importante fare prima di tutto lo sforzo di collegare in primo luogo quanto impariamo nelle varie discipline letterarie (italiano, storia, geografia, educaz. alla cittadinanza). Ma poi sarebbe bene collegare anche le conoscenze acquisite nelle  ore di Lettere con quelle che maturate nelle altre discipline, da quelle matematiche a quelle artistiche, dalle tecnologiche alle musicali. 
Come vi sarete accorti, io sto provando quasi ogni giorno a comporre questo "puzzle" di conoscenze, insieme con gli altri colleghi.  La scuola media, infatti, non ha il compito di farvi diventare letterati, artisti o  scienziati, ma solo di aiutarvi a ragionare su quanto imparate e a farvi delle  idee su ciò che vi circonda. Per arrivare a questo risultato, però, non bisogna tanto studiare molto, quanto studiare bene.  Lo studio non può essere solo un lavoro più o meno duro e pesante (a Napoli la chiameremmo una "fatìca"...) . Dovrebbe sempre essere una scoperta, uno strumento per aprirci la  mente e per risolvere problemi.
Molti di voi, cari ragazzi/e ,  sono già ben avviati su questa strada: hanno curiosità, interessi, dubbi, opinioni personali. Altri/e, forse, sono ancora legati allo studio come "compito  da svolgere" o come "cose da imparare", per cui cercano soddisfazioni più che  altro in quei "voti" che sono sì importanti, ma non bastano certo a cambiarvi la  vita...
Sono sicuro che, lavorando insieme, il vostro modo di  apprendere resterà personale (ognuno ha le proprie caratteristiche ed il proprio  stile...), ma diventerà più aperto e flessibile.
Solo così potrete collaborare  tra voi in attività di gruppo e, soprattutto, potrete arrivare all'esame di  licenza media con una visione più ampia e soddisfacente dello studio. Uno degli  aspetti fondamentali del nostro "viaggio" insieme sarà proprio questo e, senza  dubbio, io vi starò accanto perché vi porti lontano, diventando non solo bravi  scolari, ma anche buoni cittadini.
Auguri!  
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S.F.W.L. : La formula della comunicazione nonviolenta

28/11/2010

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Ne avevamo già parlato lo scorso anno, ma mi è sembrato utile ritornare sull'argomento cui fa cenno il titolo di questo nuovo 'post'. E' proprio così: per comunicare senza violenza spesso basterebbe attenersi a questa semplice indicazione. Basterebbe, cioè, ricordarsi che i nostri interlocutori non sono dei bersagli su cui lanciare le nostre 'freccette', ma delle persone come noi, con le quali dovremmo comunque cercare uno scambio e non un invio di messaggi a senso unico. Ecco perché la formula suggerita da un noto studioso statunitense della comunicazione nonviolenta, il professor Rosemberg, potrebbe aiutarci a trasmettere non solo la nostra comprensibile rabbia o scontentezza per una situazione negativa, ma anche -  e soprattutto -  la speranza che essa possa essere cambiata, con un po' di buona volontà reciproca, che può nascere solo dall'intesa.
La sigla che compare nel titolo è l'abbreviazione della formula completa che Rosemberg ci suggerisce per una comunicazione nonviolenta. In inglese, infatti, essa suona come: (1) I see (2) I feel (3) I wish (4) I'd like. In italiano una traduzione potrebbe essere: << Quando mi accorgo di______provo un sentimento di_______e mi auguro di________, per cui mi piacerebbe che tu/voi_________>>.
Vi sembra una stupidaggine?  Vi viene da ridere solo a pensare di usare questa formuletta ogni volta che qualcuno vi urta o ferisce la vostra sensibilità?  Beh, vi consiglio di provare a metterla in pratica e, del resto, un primo tentativo lo abbiamo già fatto in occasione del circle time di venerdì scorso.
Non possiamo dare per scontato che gli altri si rendano conto di quanto ci possono ferire con una parola, un gesto o un comportamento, per cui è sempre meglio farglielo sapere chiaramente, senza paura di apparire "deboli" o troppo "fragili". D'altra parte, è dimostrato che rivolgersi agli altri usando il "tu" o il "voi" come un dito puntato, e quindi solo per attaccare, non solo non serve a nulla, ma suscita reazioni di difesa degli interlocutori, spesso ancora più aggressive, e quasi mai delle scuse.
Non dobbiamo avere paura di esporci troppo, di essere sinceri e di manifestare i nostri sentimenti. Tutto questo non c'indebolisce affatto, ma piuttosto ci mette in grado di scambiare con gli altri messaggi chiari e sinceri, senza doverci creare schermi o difese artificiali.
Lo so: non è facile. Il nostro orgoglio c'impedisce di mostrarci come siamo e un po' tutti, genitori compresi, ci hanno sempre insegnato a non "esporci" troppo, perché gli altri sicuramente "ne approfitterebbero".  La verità è che questi sono solo luoghi comuni e che per difendersi non c'è affatto bisogno di attaccare a nostra volta, col rischio di misurarci con gli altri su un terreno - quello della violenza verbale o fisica - che, fortunatamente, spesso non è il nostro e che, quindi, ci vede perdenti in partenza... Il discorso è troppo lungo per affrontarlo tutto insieme. Aspetto qualche vostra osservazione o un commento in proposito. In ogni caso, non mancheremo di riprendere la questione in classe, per discutere sui modi più giusti, ma anche più efficaci, per rispondere all'aggressività degli altri.

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I grandi e la loro mania di usare un numero per tutto...

29/9/2010

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Leggendo i primi capitoli de  "Il Piccolo Principe" - il capolavoro di Antoine de Saint-Exupéry - ci siamo subito trovati nel bel mezzo di una riflessione che va molto oltre il racconto fantastico e che ci (e vi) riguarda di persona.
"Ci vuole molta pazienza con i grandi!" esclama ad un certo punto l'autore, capovolgendo la tradizionale accusa, che vede "i grandi" sopportare con pazienza le stranezze e i capricci dei bambini. Il fatto è che - spiega St. Exupéry -  i 'grandi' non riescono più ad immaginare le cose che non si vedono e sanno conoscere la realtà solo misurandola, cioé trasformandola in numeri, cioé in quantità verificabili e confrontabili. Per loro esistono solo le cose che si toccano e che si possono valutare, mentre - argomenta ancora l'autore - i bambini possono ancora fare a meno di questa rigidità mentale, usando la fantasia e badando più a sensazioni e sentimenti che a giudizi espressi in numeri.
Mi viene però da pensare: ma è proprio vero che solo i grandi ragionano solo in termini di quantità e riescono a capire solo ciò che si può vedere e toccare? Oppure, per caso, noi adulti siamo riusciti a trasmettere questo virus anche a voi ragazzi, trasformando un mondo di cose da godere in un mondo di cose da comprare?
Ho paura che l'infezione abbia contagiato anche le nuove generazioni, rendendole sempre più attente all'avere piuttosto che all'essere...
Ma forse mi sbaglio ed è ancora vero che questo vizio di valutare tutto e dargli un prezzo è solo tipico degli adulti, per cui bisogna che i "piccoli" abbiano un po' di pazienza con loro. Voi che cosa ne pensate? Fatemi sapere la vostra opinione in proposito rispondendo a questo mio 'post'. Ci conto...cioé, voglio dire: lo spero...
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SCUOLA IDEALE E SCUOLA DELLA FANTASIA

21/5/2010

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Siamo quasi giunti al traguardo finale di questo secondo anno del triennio e, vi confesso, il tempo è volato via con estrema velocità. Adesso si avvicina il  tempo di fare un bilancio di quanto è successo e delle competenze che sono riuscito a sviluppare attraverso le discipline che vi ho insegnato in questi otto mesi. Ma non è di "valutazioni" che voglio parlarvi. ce ne sarà tempo e modo altrove.
Vorrei piuttosto prendere spunto dalla "scrittura collettiva" che ho pubblicato su questo sito - e di cui voi siete gli autori - a proposito del vostro modello 'ideale' di scuola, cui si è aggiunta una divertente parentesi, ispirata a quell'"Alice nel Paese delle Meraviglie" che abbiamo letto, visto e commentato insieme.
Scorrendo rapidamente i vostri scritti, infatti, mi sembra che ne emerga una certa concretezza, che vi porta a fare proposte niente affatto sciocche o fantasiose, ma piuttosto ispirate a modelli scolastici di cui avete sentito parlare o avete visto qualcosa nel film e telefilm, come quello caratteristico degli Stati Uniti.
In sostanza, voi proponete una scuola più aperta, con più ore comprendenti però maggiori interruzioni e pause, con meno materie da studiare e con un impegno prevalentemente in aula, utilizzando anche tecnologie informatiche.
Un altro aspetto è l'organizzazione, caratterizzata da aule disciplinari più che da aule-classe, sul genere di quelle anglosassoni, che vi consentirebbero fra l'altro di muovervi maggiormente e di vivere la scuola in un modo più socializzante.
Si tratta di suggerimenti che ritengo abbastanza fondati e per niente inutili e, come già vi ho anticipato, m'impegno a portare queste proposte alla Dirigenza ed ai colleghi/e, per studiare insieme cosa si può fare davvero.
Molto spassose, poi, sono state le nuove materie di studio che, imitando la Finta Tartaruga di Alice, avete immaginato. Qualcuno ha perfino disegnato uno schema orario, nel quale le ore di Tritura, Lunatica, Scemenze, Pinglese, Litigione etc. trovano posto, lasciando libero sfogo alla fantasia.....
Bene così: la scuola non deve mai passare una mano di grigio sui colori della vostra immaginazione, ma solo dare una base logica ed una espressività soddisfacente alle vostre idee. E allora non ci resta che proseguire per i pochi giorni ancora da percorrere ed arrivare nel modo migliore - quanti più è possibile...- al traguardo della terza media. Coraggio e auguri a tutti dal vostro prof.
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CITTADINI ITALIANI E DEL MONDO

25/4/2010

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Il 25 aprile, anniversario della Liberazione dell'Italia dalla dittatura nazi-fascista, quest'anno è capitato di domenica, passando così piuttosto inosservato alla maggioranza, e soprattutto a chi, come voi ragazzi, legge in questa data soprattutto la celebrazione di una...festa.
Eppure l'Italia democratica e repubblicana è nata allora e, anche se quel periodo non fa parte del vostro programma di storia, è forse il caso di fare una breve riflessione sul significato di parole come "democrazia", che il tempo e l'abitudine hanno ormai consumato e banalizzato. 
Non a caso abbiamo iniziato a parlare della "cittadinanza" come qualcosa che riguarda anche voi, anche se in modo diverso dagli adulti, proprio perché la libertà e la responsabilità s'imparano fin da ragazzi, anche frequentando un ambiente collettivo come la scuola e ragionando un po' sul senso di queste parole.
Il razzismo, l'intolleranza, la violenza, il culto della guerra, le disuguaglianze e la mancanza di partecipazione - ci hanno sempre spiegato - erano le caratteristiche della dittatura dalla quale gli Italiani hanno saputo liberarsi 65 anni fa, dando vita alla nostra Repubblica "democratica, fondata sul lavoro". Eppure neanche a voi ragazzi sarà sfuggito che tutti quei mali non sono mai spariti del tutto.
Quello che spetta alla scuola è darvi la possibilità di sperimentare, in prima persona, i valori di libertà e di uguaglianza che sono il contrario del fascismo e di tutte le dittature che hanno impedito ai popoli di essere se stessi, terrorizzandoli con la violenza e la repressione militare.
La scuola, inoltre, ha il compito di aprire i vostri occhi sull'Europa e sul mondo intero, abituandovi a considerarvi non soltanto buoni cittadini del vostro Stato e della vostra città, ma anche persone sensibili ai problemi su scala mondiale ed informate su una realtà sempre più "globale" e collegata, a tutti i livelli.
Ecco perché auguro a voi ragazzi/e ed alle vostre famiglie di lavorare e vivere in una società dove siano cancellate davvero ingiustizie e sopraffazioni e dove ognuno possa sentirsi parte di una comunità di uguali nei diritti e nei doveri.
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RITORNO A SCUOLA: QUALI NOVITA' ?

7/4/2010

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Dopo la lunga pausa per le elezioni regionali e per le festività pasquali, è sempre un po' dura riprendere la vita scolastica ordinaria, vero? Spero che vi siate ricaricati e che la pausa non vi abbia "arrugginiti" troppo, ma sono comunque certo che questo sito scolastico ci può aiutare a comunicare meglio e a rendere un po' più vivace il bimestre scolastico che ci resta da percorrere.
L'inserimento nel sito del concorso "caccia al tesoro fra le righe", ad esempio, è stato una maniera per 'movimentare' un po' le cose e per risvegliare l'attenzione di voi ragazzi, visto che le statistiche del sito mostrano una riduzione del vostro interesse e della vostra partecipazione.
Dopo i primi tre premi assegnati (a Ciro, Salvatore e Linda) per il primo oggetto misteriosco scoperto) mi sono giunte solo due risposte per la seconda tornata del gioco, ma aspetterà ancora fino a domenica. Vi ricordo, poi, che chi saprà dire non solo quale oggetto è e dove sta, ma anche di che cosa esattamente si tratta, si vedrà raddoppiati i punti-premio vinti (3 per il primo, 2 per il secondo e 1 per il terzo classificato/a).  E allora, buona caccia al tesoro e, soprattutto, buon ritorno a scuola da parte del vostro prof !
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    ERMETE FERRARO (Napoli 1952), laureato in Lettere e diplomato in Servizio Sociale, è docente ordinario di materie letterarie nella scuola media. E' anche attivista ecopacifista, operatore sociale ed operatore pastorale. Ha scritto alcuni libri e vari articoli. (Web: www.ermeteferraro.it - blog.: http://ermeteferraro.wordpress.com

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